LE MIE MANI NUDE

un concerto per parole e musica dedicato a Sibilla Aleramo e Dino Campana

elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci 
musiche originali eseguite dal vivo Christian Ravaglioli 
disegno luci Max Mugnai - cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti - assistenza Nicoletta Fabbri
produzione Comune di Marradi, Regione Toscana, Le belle bandiere

In questa scrittura scenica teatro, letteratura, poesia e musica originale dal vivo si fondono per attraversare il rapporto conflittuale e ricco di rifrazioni tra la scrittrice Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana. Sullo sfondo pulsa una natura selvatica che amplifica sentimenti e visioni.
La prima volta che incontrai l’epistolario di Sibilla Aleramo e Dino Campana fu quando ci eravamo dati il compito di creare spettacoli nel Teatro San Leonardo di Bologna, dove Leo de Berardinis aveva trovato casa per lui e per noi, la sua compagnia. Un evento improvviso lo aveva sospeso tra coscienza e oblio, vita e morte. Sperando in un suo ritorno tenevamo acceso il nostro piccolo fuoco. Pensai ad un lavoro sulle soglie, sui passaggi: tra vita e morte, follia e saggezza, amore e odio, guerra e pace. Nelle lettere tra queste due personalità vibranti e sempre in viaggio, forse sempre in fuga, trovai molte fra le note che cercavo. Avevano inoltre una qualità particolare che contraddistingue anche il percorso del mio maestro e il mio: l’intreccio stretto fra arte e vita, fra autobiografia e creazione. Ho continuato ad indagare Sibilla attraverso i suoi scritti e il suo libro Una vita trovando in lei una sorgente che alimentava coraggio, dubbi e anticonformismo, ho continuato a rileggere Dino come si torna a casa dopo essersi perduti nei piccoli traffici del mondo e si ritrova quello che è più vero e necessario. Riscopro quindi ora intatto il fascino di queste due creature in cerca che si incontrano negli anni spezzati di una guerra che cambiò il volto del mondo, entrambe affamate d’amore, o di quello che credevano tale.
Entro ora in punta di piedi nel territorio delle loro lettere, ricordando la famosissima frase di Campana: ‘le mie lettere sono scritte per essere bruciate’. Sibilla invece le ha recuperate e pubblicate, quasi nell’intento di comprendere attraverso la scrittura una storia ancora misteriosa. Cerco di ascoltare tutte le sfumature sublimi e violente di un rapporto che non accondiscende e che non si compromette, di una relazione profonda e ombrosa fra due esseri che, in modo diverso e con diversa ferocia, facevano della vita scrittura e trovavano nella scrittura la ragione di vivere. Emerge la ricca umanità di una donna che voleva allo stesso tempo donarsi ed essere libera, sempre da lui chiamata Rina, il suo vero nome, a testimonianza di quanto entrambi volessero ritrovarsi una davanti all’altro con ‘le mie mani nude’, come scrive lei, senza il corredo del passato, della fitta corte di conoscenze e di relazioni di lei, delle ombrose fughe e ritorni di lui. Continuo ad inseguire, anche attraverso la vicinanza con un poeta immenso come Campana, la molteplice essenza di una donna che scelse per tutta la vita, pagandone il prezzo, di essere libera e innamorata, zingara e randagia. Come fosse un quadro sempre in movimento tra schizzi a matita, acquarello e olii pastosi, cerco di intravedere il genio di Campana, che permane tra le sue parole perdute, forse rubate, ma, per fortuna nostra, ritrovate. Attraverso il suo sguardo, che non può fare a meno di scandagliare in profondità le anime, la natura e la storia, appare un mondo di ieri scomparso, ma anche con più chiarezza il presente. Marradi e i suoi luoghi, le sue luci, i paesaggi, diventano concreto e simbolico teatro di una storia che ancora commuove e inquieta.

La musica originale eseguita dal vivo al pianoforte e alla fisarmonica di Christian Ravaglioli, compositore e polistrumentista, mi accompagna dentro queste vite e queste parole, mescolando le sonorità che arrivano dalle radici più antiche della musica popolare ad assonanze e dissonanze contemporanee. I suoni diventano un personaggio, le voci degli altri, monti, fiumi, città.