Per il Barnum

30 dicembre 2019
Chiude uno dei luoghi più autentici e magici di Ravenna, il Barnum, creato dal genio e dalla sapienza di Giorgio Minzi. In ogni dettaglio si legge la sua capacità di edificare un luogo fuori dallo spazio e dal tempo dove si respira l’amore per il lavoro tenace, sapiente e silente che ha il dono di diventare arte. Giorgio è arrivato in via Magazzini Posteriori, proprio accanto alla Darsena, molto prima che questi posti diventassero di moda, illuminando la bellezza di una parte della città dimenticata e buia. Il Barnum è diventato un luogo di ritrovo pieno di energia, dove le chiacchiere si trasformavano in racconti, la tradizione si connetteva al futuro e la Romagna si allacciava con il resto del mondo.

Qui ho respirato, ho scritto, ho incontrato persone e storie, ho ascoltato le fiabe vere di Giorgio che, mentre assaggiavo uno dei suoi tesori, mi portava lontano, dentro altri luoghi, altre terre, altre vite, con quella passione feroce per la bellezza che lo ha reso capace di trasformare la realtà in sogno. Noi di teatro ci riusciamo così raramente. Lui invece ne ha fatto un programma quotidiano, diventando di sera in sera uno straordinario e generoso creatore di utopie.

La chiusura del Barnum è un lutto importante per questa città: non è soltanto un locale che chiude, ma un atto d’amore che si disperde, un’atmosfera impagabile che vola via, una fiducia che si incrina, una testimonianza di perseveranza nella ricerca della qualità che si arrende con dignità e fierezza a quel conformismo arrogante e potente che vuole asservire e cancellare l’immensa ricchezza di sfumature di questo pianeta e dei suoi abitanti.
Io stessa che scrivo, caro Giorgio, non ho saputo salutarti come avrei voluto, troppo distratta dal susseguirsi di gesti indotti e inutili. Non ho saputo dirti la gratitudine per la mite battaglia che hai sostenuto in questi anni, resistendo ad ogni tipo di omologazione che umiliasse il tuo gusto e la tua intelligenza, non ho saputo sopportare di essere presente alla chiusura della porta. Sono stata complice della stupidità e valgono poco le lacrime di oggi. Sono caduta. E come mi insegni, mi rialzo.
Ti aspetto alla prossima apertura, guerriero.