SVENIMENTI

un vaudeville
dagli atti unici, dalle lettere e dai racconti di Anton Cechov

progetto, elaborazione drammaturgica
Elena Bucci e Marco Sgrosso

interpreti: Elena Bucci, Gaetano Colella e Marco Sgrosso

regia: Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso

disegno luci: Loredana Oddone - drammaturgia del suono: Raffaele Bassetti, Franco Naddei - macchinismo e direzione di scena: Viviana Rella - collaborazione ai costumi: Marta Benini - foto: Luigi Angelucci, Umberto Favretto, Patrizia Piccino, Gianni Zampagliene - palchetti: Stefano Perocco di Meduna - cura: Nicoletta Fabbri - distribuzione: Emilio Vita

CTB Teatro Stabile di Brescia - Le Belle Bandiere
con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Brescia, Regione Lombardia, Provincia di Brescia - con il sostegno di A2A e Fondazione ASM
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna, Comune di Russi

Incontriamo Anton Cechov, delicato e spiritoso, lieve in apparenza ma rivoluzionario per autenticità. Partiamo da una fantasia in trio incentrata su alcuni dei suoi formidabili Atti Unici, operine che lui stesso scherzosamente definiva ‘vaudeville’ e al cui straordinario successo assisteva stupito, nuvole di puro teatro, ritmo ed esilaranti invenzioni che illuminano la solitudine malinconica dei suoi antieroi, le ridicole debolezze di noi tutti, la misteriosa tessitura dei rapporti, le utopie, la trasformazione veloce di un mondo, lasciando intravedere le visioni dei capolavori a venire.
A partire dagli atti unici, dalla meravigliosa mole dei racconti, dagli epistolari e dalle lettere di Olga Knipper, attrice che abitò le sue opere per diventare poi l’amata moglie, indaghiamo questo artista pieno di contrasti, medico per vocazione e scrittore per passione, grande osservatore degli umani di ogni classe ed età e della vita nelle sue variabili forme. Impariamo a conoscere un malinconico che aveva innato il senso della comicità, un amante della campagna che rimpiangeva lo scintillio di Mosca e San Pietroburgo, un uomo inquieto che denunciava la mancanza di un luogo tranquillo per sé, ma amava scrivere sentendo nella stanza accanto gli strepiti di una famiglia d’origine anomala e stravagante. Senza voler individuare un rapporto di causa ed effetto tra vita e opera, osserviamo come al suo crescente desiderio di essere altrove rispetto alla realtà corrisponda una capacità di osservazione sempre più nitida, compassionevole e feroce.