ANTIGONE QUARTET CONCERTO

una lettura in musica

elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci e Marco Sgrosso

musiche originali eseguite dal vivo al violino e alle tastiere Dimitri Sillato
cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
assistente all'allestimento Nicoletta Fabbri

Le Belle Bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna
Comune di Russi
a questo lavoro si è ispirato Antigone - una strategia del rito, regia di Elena Bucci, produzione Centro Teatrale Bresciano / collaborazione artistica Le Belle Bandiere
Grande tragedia di contrasti, l'Antigone di Sofocle ci ha colpito soprattutto per la straordinaria nettezza nell'affrontare un tema mitico ma di sconcertante attualità, messa in risalto dalla semplicità poetica di una lingua frammentata e lontana e tuttavia capace di attraversare i secoli, le mode, i mutamenti effimeri, senza nulla perdere dello splendore diretto della sua comunicatività e del suo andamento asciutto e ritmico che non sembra aspettare altro che la musica.
Entriamo nel mondo della tragedia greca guidati dalle suggestioni e dal mistero che la avvolge, dal fascino delle rovine, dalle domande intorno alla complessità di un linguaggio dove la parola è anche musica e gesto. Immaginiamo una partitura basata sul testo di Sofocle, ma con un'attenzione anche a più recenti riscritture della tragedia, da quella di Jean Anouilh a quella di Bertolt Brecht, che testimoniano della forza di un mito che continua ad affascinare ed inquietare.
In questa edizione, a cui si è ispirato lo spettacolo "Antigone ovvero una strategia del rito" prodotto con il Centro Teatrale Bresciano, gli attori sono soltanto due in scena, ma molti di più nella moltiplicazione di illusioni e personalità che offre il teatro.
Raccontano con rinnovato stupore l'antica storia della lotta tra due fratelli per la supremazia, della pietosa sepoltura di Eteocle per mano di Antigone contro la legge del nuovo re Creonte. Ritroviamo la dolce Ismene che vuole dissuadere l'irriducibile sorella, il fidanzato Emone che affronta con lucida passione il padre Creonte per difendere l'amata e le sue ragioni. Diventano tutti loro, si trasformano nelle guardie impaurite e attonite, nel saggio veggente Tiresia, nel coro che osserva, disquisisce, approva, disapprova.
La lingua nobile accoglie le suggestioni dei dialetti romagnoli e napoletani.
Registrazioni, musica elettronica e suono ai sensori si miscelano alle parole e sorreggono, provocano, contrastano le azioni, aiutando il salto verso una commistione contemporanea dei diversi codici linguistici della musica, del teatro e della danza.
Antigone è stata un vessillo di molti cambiamenti, lotte, nuove visioni, ribellioni ad un potere rigido e oppressivo. Ci pare che, in questo presente, questa storia sempre viva possa alludere anche alla necessità di interrogarsi su cosa siano le buone leggi, su quanto debbano abbracciare la complessità delle relazioni umane, su quanto sia importante fare tesoro delle tradizioni senza che diventino però una prigione, su come uno slancio coraggioso fino alla morte possa cancellare contrasti e inimicizie fino a portare un intero popolo ad una nuova e più ampia comprensione. Ritroviamo in Antigone un pensiero caro e desueto: nessuno può togliere la libertà di rinunciare a tutto, anche alla vita, per difendere un credo, un'idea, un'utopia.
Il teatro garantisce la sopravvivenza di un rito collettivo attraverso il quale la comunità si ritrova a sentire e a pensare insieme, ad interrogarsi attraverso sollecitazioni non soltanto intellettuali o filosofiche, ma anche fisiche ed emotive: diventa così entusiasmante ritrovare queste parole come accadeva un tempo, in un luogo della natura, alla luce del tramonto, nel mutevole trascolorare dal giorno alla notte.
La tessitura del suono avvolge e racconta, come se fossimo presenti alla veglia per Antigone, alla veglia per il corpo di Polinice e a quella per molti altri insepolti che chiedono di non essere dimenticati, alla veglia per una nostra antica identità che vuole essere ritrovata