LA PAURA ovvero ESSERE PRONTI È TUTTO

variazioni sul tema in concerto

di e con Elena Bucci
con brani tratti da ‘Venditori di paura’ di Ermellina Drei

Le Belle Bandiere
con il sostegno di Comune di Russi, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Ravenna

suoni e sensori: Raffaele Bassetti - direzione tecnica e macchinismo: Giovanni Macis - luci: Gianluca Bergamini - lampade Claudio Ballestracci - assistente all’allestimento: Nicoletta Fabbri

Un giorno mi sono accorta che avevo costruito la capacità di dire no.
Un no scintillante, limpido, cristallino, che suonava come una risata.
Niente di più e niente di meno di un no. Facile. Prima era la paura.
(dal diario di Ermellina Drei)
La paura non è affatto un tema nuovo. Nemmeno il fatto che sia uno strumento di potere più affilato di un coltello lo è. Ma se ascolto lo sgomento che provo di fronte alla violenza nascosta in molti gesti quotidiani, alla rigidità del camminare per strada, all’ombra di sospetto negli sguardi, se noto come l’ammirazione ceda il passo all’invidia, se mi stordisce l’apatia con la quale accogliamo anche gli eventi più drammatici, obliando le lotte importanti dell’ultimo secolo, se mi sembra che ogni gesto di invenzione si areni contro un muro di ragionevoli ostacoli, allora prende corpo una figura imperiosa e pallida, dallo sguardo vuoto di statua. Cosa succederebbe se a comandare il mondo ci finisse la Paura?
Non mi sono mai occupata di teatro politico e civile e non lo faccio nemmeno ora, nonostante questo lavoro tratti questioni sia politiche che civili, come i meccanismi che precedono l'insorgere di una dittatura, le implosioni delle storie individuali quando vengono bloccate da quelle stesse paure che sembra preservino l'incolumità e il tranquillo procedere della vita quotidiana, il gioco perverso dei legami familiari, la guerra che, pur non essendo stata dichiarata, a noi tutti pare di avere attraversato.
Tratto anche di una progressiva perdita della capacità di conservare quello che spesso ci aiuta a non diventare schiavi della paura, indotta o naturale: una visione poetica dell'esistenza che spinga a creare momento per momento un destino. Questa forma di analfabetismo della libertà, che quasi ci fa perdere il senso stesso delle parole che ci pareva di possedere, mi sembra favorire una continua proiezione verso un futuro sempre più nebbioso a svantaggio di una nitida ed animale percezione del presente.
Scrivo con gli strumenti del teatro, luce, suono, movimenti di scena, passando dalla voce cantata al parlato, attraversando diversi personaggi, rivelando come un illusionista burlone quegli stessi strumenti che mi consentono di creare magie, come il mistero sciocco di lampade che calano o il brillare di una gelatina industriale. Il macchinista è mio complice e mio avversario, ribelle o servo del potere. Faccio uso dell'improvvisazione, specialmente nelle parti che prevedono un coinvolgimento del pubblico, che per tre volte si trova in luce e invitato ad agire. Gli elementi in scena sono pochi: una poltrona, le lampade che aprono e chiudono stanze, una borsa della spesa piena di verdure che diventano i personaggi di una famiglia italiana, padre il sedano, madre il prezzemolo.
Si affaccia poi Ermellina Drei, sconosciuta bibliotecaria e testimone di eventi che ha registrato sul suo diario, catalogo e inventario di un'epoca di sparizioni: libri, poeti, legami, ideali, vicini di casa. Il racconto si spegne nell’afasia del prefinale che evoca la sarabanda e il crollo di molte ideologie. Nel futuro c'è la coscienza leggera di dover narrare un presente misterioso con parole nuove, che ci scrollino la polvere grigia dagli abiti, dai visi, dalle piazze delle nostre città. È una danza sul filo alla quale mi costringo, tentando di essere attendibile testimone del tempo in cui vivo.

si ringraziano
Andrea de Rosa, direttore artistico del Teatro Stabile di Napoli nell’anno 2010
L’Arboreto di Mondaino
tutti coloro che hanno accolto i laboratori dal 2008 a qui
tutti coloro che vi hanno partecipato
la famiglia Drei per la concessione gratuita e illimitata del diario

trailer

Lo spettacolo si presenta come una costruzione a maglie larghe, che lascia ampi spazi all’improvvisazione e agli umori del momento, ma non per questo priva di rigore. Quello che colpisce è la qualità, la quantità, l’efficacia e la forza delle soluzione teatrali proposte, così come la velocità dell’esecuzione e del montaggio. Una quantità enorme di materiali, tra citazioni letterarie e teatrali, tra una sostanziale varietà di generi e di linguaggi, è tenuta insieme da una scrittura scenica che non conosce cali di tensione. Se l’ipertrofismo creativo va a scapito dell’organicità dell’insieme, delimita altresì una dimensione in cui “essere pronti”, per tornare al tema shakespeariano già presente nel titolo, è la sola condizione possibile. È questa la miglior chiave interpretativa per leggere il lavoro di Elena Bucci, pena qualche eccesso, una delle più importanti attrici della scena nazionale.
Mattia Visani, Hystrio

Gli elementi sono pochi, e mutano sempre di senso e luogo: una poltrona di potere, un piccolo schermo portatile che rivela e nasconde, un telefono in misterioso collegamento con il passato, uno schermo grande che diventa vivo di ombre e luci, le lampade che aprono e chiudono stanze, una borsa della spesa piena di verdure che diventano i personaggi di una mostruosa e grottesca famigli a italiana. A tutto questo si aggiungono le testimonianze di Ermellina Drei, testimone di eventi inquietanti che ha registrato sul suo diario. Protagonista di questa emozionante performance tra parola, gesto e canto, è Elena Bucci, autrice e interprete dello spettacolo. La Paura è anche un’eccezionale prova d’attrice che vede impegnata Elena Bucci, già Premio Ubu e fondatrice con Marco Sgrosso della Compagnia Le Belle Bandiere, che da anni affronta uno dei progetti più rigorosi di ricerca sull’attore nel teatro italiano.
Il Pensiero Artistico

Il gesto obbedisce a una scansione ritmica molto ben pronunciata e si offre alla vista ora direttamente, in primo piano, senza filtri, ora nelle forme del teatro d’ombre, vibrando cioè di impalpabilità, di incertezza. Tecnicamente è un’esibizione superlativa, che l’illuminotecnica contribuisce a deformare espressionisticamente.
Osvaldo Guerrieri, La Stampa

Le parole ci raccontano un mondo andato alla deriva, in cui i poeti sono scomparsi, in cui la cultura è residuo svuotato di senso. Riscrivendo il diario di una bibliotecaria di provincia sconosciuta ai più, la Bucci si cala in un personaggio sull’orlo della pazzia e dai mille toni e registri, in preda a una rievocazione di un passato migliore. Attorno a uno scranno e con un personaggio silente che sposta a vista le scene, questa Paura scorre inizialmente fra nostalgie e invettive: sentiamo in audio le voci di Ermi Colli e ci facciamo travolgere dall’eloquio della bibliotecaria, che si chiede che fine abbiano fatto i poeti, equipara l’arte all’Iban, invoca antidoti raschiando la voce, sussurrando, gemendo, cantando. Tutto sembra essere già successo, di fronte a noi solo lacerti di ricordi, come la voce di Pasolini che dichiara di non nutrire speranze per evitare di coltivare alibi.
Lorenzo Donati, Ravenna e Dintorni

Un progressivo imbarbarimento, quasi una forma di analfabetismo della libertà, che rischia seriamente di far venire meno la capacità di riconoscere il senso delle parole, portando in dote anche una visione del futuro molto più incerta e nebulosa. Ecco allora, in Regina la paura, ovvero essere pronti è tutto, un’attrice impossessarsi degli strumenti del teatro per dar vita ad un suggestivo unicum, tra chi si occupa di luce, suoni e movimenti di scena.
Roberto Canavesi, www.teatroteatro.org
 ascolto